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Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

Ballerini prigionieri dei passi

Chi condivide lo spirito di Porto Tango non può accettare un tango “recluso” vincolato da scelte stilistiche, accetta invece umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Tralasciando per un momento la parte poetica ed entrando nel lato […]
Chi condivide lo spirito di Porto Tango non può accettare un tango "recluso" vincolato da scelte stilistiche, accetta invece umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Tralasciando per un momento la parte poetica ed entrando nel lato tecnico del tango dobbiamo distinguere in modo netto i ruoli dell'uomo da quello della donna.. Oggi parlo dell'uomo nel tango... che dovrebbe condurre la ballerina attraverso un percorso formato principalmente da passi... Inizialmente l'uomo sarà principalmente concentrato nel ricordare schemi e "figure" da proporre alla donna... trascurando completamente la parte alta del suo corpo... egli penserà quasi esclusivamente a dove devono andare i piedi... non immaginando che tutto quello che arriva ai piedi è dettata prima dalla mente, poi dal busto per attraversare tutto il corpo e solo alla fine arrivare ai piedi. il senso musicale, lo stile, la poesia, la consapevolezza della dissociazione, della marca, della donna che dobbiamo condurre, arriverà dopo e sono parte del percorso di crescita del ballerino. Saper stupire una donna "nel tango" significa sorprenderla, uscire dalla consuetudine dei passi preconfezionati a cui noi stessi l'abbiamo abituata, farle fare una semplice pausa diversa da quella che facciamo di solito è già percepita come una variazione... Purtroppo la vita che conduce una persona è sempre più legata a schemi e poco alla fantasia, alla vita vissuta... esercitare questa capacità migliora noi stessi e le nostre relazioni.. Giovanni    

Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana

Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana nel senso più profondo del termine. Insegnare il tango non significa semplicemente spiegare dei passi o delle dinamiche fisiche bensì comporta uno sforzo notevole verso la ricerca della psicologia della persona che lo balla… mi spiego meglio; ogni persona esprime un suo modo di essere […]
Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana nel senso più profondo del termine. Insegnare il tango non significa semplicemente spiegare dei passi o delle dinamiche fisiche bensì comporta uno sforzo notevole verso la ricerca della psicologia della persona che lo balla... mi spiego meglio; ogni persona esprime un suo modo di essere così come le aspettative sono diverse da quello che stanno facendo, ovviamente l'essere ed il voler essere delle persone non coincidono quasi mai... In tanti anni che insegno non ho mai visto una persona uguale all'altra, neanche se perfettamente gemelli, quindi è perfettamente inutile pretendere di insegnare senza aver il tempo di soffermarsi persona per persona e senza capire di cosa hanno bisogno le persone per imparare e capire questa grande cosa chiamata tango... Per quanto lavori un maestro di tango, soprattutto in europa, non si scontra solamente con 15.000 Km di distanza che dividono l'Europa dall'America del sud, ma con culture diverse... In italia c'è chi vede il tango come un ballo d'elitte o sexi... e chi lo vede senza barriere sociali e sensuale...! (il grande Poeta Hurguayo Horacio Ferrer spiegava la grande differenza tra il sexi e il sensuale dove la prima indica la sfera della sessualità che non centra niente con il tango mentre l'altra implica i 5 / 6 sensi dell'essere umano.  C'è chi lo vede come un momento per esibirsi o esibire e chi lo vede come un momento profondo e divertente nello stesso tempo. Per quanto riguarda la scelta del maestro per il principiante questa non dipende dal nome argentino altisonante o del pinco pallino di provincia o se questo lo studia da 2 anni o da 20. <strong>FONDAMENTALMENTE GLI ALLIEVI SONO IN MANO AL LORO DESTINO. </strong> Un buon maestro è colui che sa trasmettere i valori del tango e riesce a farlo amare, lasciando libero l'allievo di capire il proprio destino nel tango che non è necessariamente quello di ballerino ma potrebbe essere di TJ, Musicista, Poeta, Pittore ecc.. Quello che conta è che questo maestro studi e continui a studiare in modo più che proporzionale rispetto all'allievo e soprattutto che il maestro si ricordi di cosa aveva bisogno all'inizio... La comunicazione è all'inizio estremamente importante purtroppo mi rendo conto sulle mie spalle che più passa il tempo, più ti scordi di quando eri bambino nel tango.. dando per scontate delle cose che in realtà per noi non lo erano. <strong>Purtroppo il tempo e la memoria sono in relazione inversamente proporzionale tra di loro.</strong> e per rallentare o invertire questo è necessario lo studio, ballare anche con i principianti, capire le loro esigenze e fare un grande sforzo per ritornare ogni volta come eravamo alle origini. Per chi inizia a studiare da 6 mesi 1 anno non può pretendere di saper riconoscere le varie orchestraizoni, forse riconoscono una milonga da un vals..! Questo non è un problema per i primi anni di studio, anche se una persona volesse insegnare dopo 2 anni saprebbe riconoscere obbligatoriamente una milonga da un tango ma a sua volta riconosce a stento i brani... come quello che insegna da 5 anni riconosce qualche nome di tango o autore cantante ecc.. ma non il testo dei tanghi ed uno che insegna da 10 anni conoscerà magari molti autori e cantanti ma ancora non conoscerà i testi e le loro interazioni poetiche ecc... In definitiva nel tango quello che conta è continuare a studiare. Ovviamente un maestro di grande esperienza riuscirà a trasmettere informazioni più approfondite e dettagliate ma non verranno certamente recepite da allievi che studiano da 3 mesi o 1 anno... Giovanni Bovolenta <em>Nella foto di copertina Seduti in piazzette a Vigo di Chioggia Giovanni Bovolenta con Marta Kraglievich e Felix Picherna mie grandi muse ispiratrici per lo studio della cultura Rioplatense</em>

Ballerini prigionieri dei passi

Chi condivide lo spirito di Porto Tango non può accettare un tango “recluso” vincolato da scelte stilistiche, accetta invece umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Tralasciando per un momento la parte poetica ed entrando nel lato […]
Chi condivide lo spirito di Porto Tango non può accettare un tango "recluso" vincolato da scelte stilistiche, accetta invece umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Tralasciando per un momento la parte poetica ed entrando nel lato tecnico del tango dobbiamo distinguere in modo netto i ruoli dell'uomo da quello della donna.. Oggi parlo dell'uomo nel tango... che dovrebbe condurre la ballerina attraverso un percorso formato principalmente da passi... Inizialmente l'uomo sarà principalmente concentrato nel ricordare schemi e "figure" da proporre alla donna... trascurando completamente la parte alta del suo corpo... egli penserà quasi esclusivamente a dove devono andare i piedi... non immaginando che tutto quello che arriva ai piedi è dettata prima dalla mente, poi dal busto per attraversare tutto il corpo e solo alla fine arrivare ai piedi. il senso musicale, lo stile, la poesia, la consapevolezza della dissociazione, della marca, della donna che dobbiamo condurre, arriverà dopo e sono parte del percorso di crescita del ballerino. Saper stupire una donna "nel tango" significa sorprenderla, uscire dalla consuetudine dei passi preconfezionati a cui noi stessi l'abbiamo abituata, farle fare una semplice pausa diversa da quella che facciamo di solito è già percepita come una variazione... Purtroppo la vita che conduce una persona è sempre più legata a schemi e poco alla fantasia, alla vita vissuta... esercitare questa capacità migliora noi stessi e le nostre relazioni.. Giovanni    

Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

Tango alla deriva… dinosauri, perle o diamanti

Ballando ed osservando tra milonghe ho notato una pericolosa deriva che si sta generando nel tango. La mancanza di umiltà prima ancora della cultura “tanguera” porta ad una visuale superficiale e leggera del tango… Non discuto nemmeno della stupidità di chi è convinto di conoscere la verità nel tango e che ritiene addirittura contagiosi tutti coloro che non […]
Ballando ed osservando tra milonghe ho notato una pericolosa deriva che si sta generando nel tango. La mancanza di umiltà prima ancora della cultura "tanguera" porta ad una visuale superficiale e leggera del tango... Non discuto nemmeno della stupidità di chi è convinto di conoscere la verità nel tango e che ritiene addirittura contagiosi tutti coloro che non fanno parte della loro "setta".. Questi sono talmente miopi da non concepire un'evoluzione del tango stesso ed arrivando a pensare di voler cristallizzare un movimento come il tango... Purtroppo chi dovrebbe essere responsabile di insegnare "bene" il tango spesso si adatta al mercato che chiede dei "passi" sempre più complessi talvolta estemporanei e senza senso... il "passo" è come un bel brillante e forse va regalato alla persona giusta ed al momento giusto... se regalassimo un gioiello da 100.000 euro ad un bambino di 3 anni non avrebbe più valore di un dinosauro di plastica... E' normale che chi inizia ad insegnare il tango anche dopo 2, 3, 5, o 10 anni non possa avere una conoscenza completa della materia, L'insegnamento è un talento innato e soprattutto si acquisisce attraverso una lunga pratica dove gli allievi attraverso le loro domande insegnano tantissimo al maestro ed il maestro insegna agli allievi... per non lasciare andare il tango alla deriva maestri ed allievi devono impegnarsi giorno dopo giorno nel far rispettare le regole delle milongas, nel comunicare i valori profondi del tango e ad ogni livello di classe scegliere il linguaggio più adatto alla comprensione del tema, regalando di volta in volta <strong>dinosauri, perle o diamanti</strong>. Giovanni Bovolenta

LE “MIE” DONNE

LE “MIE” DONNE Le donne che arrivano a me lo fanno per i più svariati motivi e cercano sempre riscatto, serenità, una guida. Per molti ciò che faccio nel mio lavoro è puro divertimento, una cosetta leggera…anzi, no: SENSUALE! (Parola stupenda la cui accezione più comune sto iniziando ad odiare). Chi arriva a noi ha, […]
LE “MIE” DONNE Le donne che arrivano a me lo fanno per i più svariati motivi e cercano sempre riscatto, serenità, una guida. Per molti ciò che faccio nel mio lavoro è puro divertimento, una cosetta leggera…anzi, no: SENSUALE! (Parola stupenda la cui accezione più comune sto iniziando ad odiare). Chi arriva a noi ha, invece, quasi sempre un bisogno da soddisfare e qualcosa da raccontare. Tramite il linguaggio della parola non sempre è possibile farlo, così si sceglie quello del corpo che è più diretto, ma che ti mette totalmente a nudo. Alle donne che si affidano a me dico sempre: “siate leggere come piume e maestose come regine!” e lo faccio perché, per fortuna, nel mio mondo, ancora questo funziona. Una donna nel mio mondo può permettersi di curare il proprio corpo al di là del semplice aspetto fisico: cura le movenze, conosce i propri muscoli e sa come farli funzionare per rendersi attraente o elegante o sfuggente. Una donna, nel mio mondo, può permettersi di essere leggera, senza essere frivola, perché sa che la leggerezza implica fatica, dedizione e tecnica. Sa che per essere leggera deve stare con i piedi ben piantati per terra e non può appoggiarsi al suo ballerino: deve farcela da sola. Per fortuna, nel mio mondo, una donna può anche essere maestosa senza sembrare stronza (a meno che non lo voglia essere): può decidere cosa fare e quando farlo. La cosa più bella, però, è che tutto questo le donne lo sanno, ma lo sanno anche gli uomini…così un sì o un no vengono presi proprio per quello che sono. La meraviglia del mio mondo risiede però nel fatto che, a volte, tutto quello che ho appena detto venga sconvolto! Può essere uno sguardo che senti su di te e ti fa vacillare; può essere il passato che torna e rende indecisi i tuoi passi; può essere un abbraccio inaspettato che ti fa battere il cuore, ma che ti fa anche scordare eleganza e maestosità! L’importante è che tutti sanno sempre come tornare sul loro cammino e sanno anche decidere se è il momento di farsi sconvolgere oppure no. <img class="alignnone wp-image-2448" src="http://portotango.it/wp-content/uploads/2016/11/11209756_835727359807731_7632547706174827012_n-e1488988037518-1-200x300.jpg" alt="" width="137" height="206" /> Sara Forzato

L’oceano e il tango

La Vastità dell'oceano tango è documentata da una letteratura enorme, chi è convinto di conoscere il tango perché magari lo balla discretamente da 10 anni ha solo un'allucinazione che spero per lui sia temporanea...  I più grandi maestri, esponenti e cultori del tango si definiscono come diceva un grande "vecchio" del Tango "umili servitori del tango". Anche i […]
La Vastità dell'oceano tango è un dato di fatto, chi è convinto di saper il tango perché magari lo balla discretamente da 10 anni ha solo un'allucinazione... I più grandi esperti e cultori del tango si definiscono "umili servitori del tango" come diceva un grande vecchio del tango. Anche i musicisti più famosi si consideravano solo "tornillos" (viti) di quella "macchina tanguera" enorme che è composta da Poesia, Musica, danza ed atmosfera. Quello che possiamo fare noi musicisti, ballerini e poeti è contemplare questo immenso oceano tango... e navigarci sopra senza avere la pretesa di poterlo capire fino in fondo... ma solo di poterlo navigare godendo delle sue bellezze sonore, dei suoi finali improvvisi, delle sue poesie, della luce delle milongas e dei ballerini che lo popolano. Giovanni  

Tango alla deriva… dinosauri, perle o diamanti

Ballando ed osservando tra milonghe ho notato una pericolosa deriva che si sta generando nel tango. La mancanza di umiltà prima ancora della cultura “tanguera” porta ad una visuale superficiale e leggera del tango… Non discuto nemmeno della stupidità di chi è convinto di conoscere la verità nel tango e che ritiene addirittura contagiosi tutti coloro che non […]
Ballando ed osservando tra milonghe ho notato una pericolosa deriva che si sta generando nel tango. La mancanza di umiltà prima ancora della cultura "tanguera" porta ad una visuale superficiale e leggera del tango... Non discuto nemmeno della stupidità di chi è convinto di conoscere la verità nel tango e che ritiene addirittura contagiosi tutti coloro che non fanno parte della loro "setta".. Questi sono talmente miopi da non concepire un'evoluzione del tango stesso ed arrivando a pensare di voler cristallizzare un movimento come il tango... Purtroppo chi dovrebbe essere responsabile di insegnare "bene" il tango spesso si adatta al mercato che chiede dei "passi" sempre più complessi talvolta estemporanei e senza senso... il "passo" è come un bel brillante e forse va regalato alla persona giusta ed al momento giusto... se regalassimo un gioiello da 100.000 euro ad un bambino di 3 anni non avrebbe più valore di un dinosauro di plastica... E' normale che chi inizia ad insegnare il tango anche dopo 2, 3, 5, o 10 anni non possa avere una conoscenza completa della materia, L'insegnamento è un talento innato e soprattutto si acquisisce attraverso una lunga pratica dove gli allievi attraverso le loro domande insegnano tantissimo al maestro ed il maestro insegna agli allievi... per non lasciare andare il tango alla deriva maestri ed allievi devono impegnarsi giorno dopo giorno nel far rispettare le regole delle milongas, nel comunicare i valori profondi del tango e ad ogni livello di classe scegliere il linguaggio più adatto alla comprensione del tema, regalando di volta in volta <strong>dinosauri, perle o diamanti</strong>. Giovanni Bovolenta

Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

Porto Tango una realtà umile

Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal “niente”, dalla povertà, dalla sincerità, dall’ascolto, dallo studio, dall’amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole… Chi condivide il nostro spirito […]
Porto Tango è una realtà umile come il tango, nato dal "niente", dalla povertà, dalla sincerità, dall'ascolto, dallo studio, dall'amicizia libera da interessi; proprio come libero è chi balla il tango con questo spirito, senza essere imprigionato da stili, coreografie o passi prestabiliti, libero di interpretarlo e di condividerlo con chi vuole... Chi condivide il nostro spirito non può accettare un tango "recluso" vincolato a scelte stilistiche, accetta umilmente il divenire degli eventi, li osserva, trae il meglio li plasma sul proprio corpo e li redistribuisce per creare la propria personalità o il proprio stile..! Conosco troppe persone nel tango che giudicano senza sapere la differenza tra un brando di Pugliese o D'Arienzo, senza conoscere la poesia di Homero Manzi o di Horacio Ferrer o di Enrique Santos Discépolo...! Chi sono queste persone per giudicare...  come direbbe un vecchio TDJ... e non parlo di date di nascita ma di concetti esistenziali che sono la base per poter ballare un tango discépoliano. Qualche stupido è convinto in modo categorico di aver capito il tango... e di avere la verità in pugno  ritenendo addirittura contagiosi tutti quelli che non la pensano come lui...  

LE “MIE” DONNE

LE “MIE” DONNE Le donne che arrivano a me lo fanno per i più svariati motivi e cercano sempre riscatto, serenità, una guida. Per molti ciò che faccio nel mio lavoro è puro divertimento, una cosetta leggera…anzi, no: SENSUALE! (Parola stupenda la cui accezione più comune sto iniziando ad odiare). Chi arriva a noi ha, […]
LE “MIE” DONNE Le donne che arrivano a me lo fanno per i più svariati motivi e cercano sempre riscatto, serenità, una guida. Per molti ciò che faccio nel mio lavoro è puro divertimento, una cosetta leggera…anzi, no: SENSUALE! (Parola stupenda la cui accezione più comune sto iniziando ad odiare). Chi arriva a noi ha, invece, quasi sempre un bisogno da soddisfare e qualcosa da raccontare. Tramite il linguaggio della parola non sempre è possibile farlo, così si sceglie quello del corpo che è più diretto, ma che ti mette totalmente a nudo. Alle donne che si affidano a me dico sempre: “siate leggere come piume e maestose come regine!” e lo faccio perché, per fortuna, nel mio mondo, ancora questo funziona. Una donna nel mio mondo può permettersi di curare il proprio corpo al di là del semplice aspetto fisico: cura le movenze, conosce i propri muscoli e sa come farli funzionare per rendersi attraente o elegante o sfuggente. Una donna, nel mio mondo, può permettersi di essere leggera, senza essere frivola, perché sa che la leggerezza implica fatica, dedizione e tecnica. Sa che per essere leggera deve stare con i piedi ben piantati per terra e non può appoggiarsi al suo ballerino: deve farcela da sola. Per fortuna, nel mio mondo, una donna può anche essere maestosa senza sembrare stronza (a meno che non lo voglia essere): può decidere cosa fare e quando farlo. La cosa più bella, però, è che tutto questo le donne lo sanno, ma lo sanno anche gli uomini…così un sì o un no vengono presi proprio per quello che sono. La meraviglia del mio mondo risiede però nel fatto che, a volte, tutto quello che ho appena detto venga sconvolto! Può essere uno sguardo che senti su di te e ti fa vacillare; può essere il passato che torna e rende indecisi i tuoi passi; può essere un abbraccio inaspettato che ti fa battere il cuore, ma che ti fa anche scordare eleganza e maestosità! L’importante è che tutti sanno sempre come tornare sul loro cammino e sanno anche decidere se è il momento di farsi sconvolgere oppure no. <img class="alignnone wp-image-2448" src="http://portotango.it/wp-content/uploads/2016/11/11209756_835727359807731_7632547706174827012_n-e1488988037518-1-200x300.jpg" alt="" width="137" height="206" /> Sara Forzato

Tango alla deriva… dinosauri, perle o diamanti

Ballando ed osservando tra milonghe ho notato una pericolosa deriva che si sta generando nel tango. La mancanza di umiltà prima ancora della cultura “tanguera” porta ad una visuale superficiale e leggera del tango… Non discuto nemmeno della stupidità di chi è convinto di conoscere la verità nel tango e che ritiene addirittura contagiosi tutti coloro che non […]
Ballando ed osservando tra milonghe ho notato una pericolosa deriva che si sta generando nel tango. La mancanza di umiltà prima ancora della cultura "tanguera" porta ad una visuale superficiale e leggera del tango... Non discuto nemmeno della stupidità di chi è convinto di conoscere la verità nel tango e che ritiene addirittura contagiosi tutti coloro che non fanno parte della loro "setta".. Questi sono talmente miopi da non concepire un'evoluzione del tango stesso ed arrivando a pensare di voler cristallizzare un movimento come il tango... Purtroppo chi dovrebbe essere responsabile di insegnare "bene" il tango spesso si adatta al mercato che chiede dei "passi" sempre più complessi talvolta estemporanei e senza senso... il "passo" è come un bel brillante e forse va regalato alla persona giusta ed al momento giusto... se regalassimo un gioiello da 100.000 euro ad un bambino di 3 anni non avrebbe più valore di un dinosauro di plastica... E' normale che chi inizia ad insegnare il tango anche dopo 2, 3, 5, o 10 anni non possa avere una conoscenza completa della materia, L'insegnamento è un talento innato e soprattutto si acquisisce attraverso una lunga pratica dove gli allievi attraverso le loro domande insegnano tantissimo al maestro ed il maestro insegna agli allievi... per non lasciare andare il tango alla deriva maestri ed allievi devono impegnarsi giorno dopo giorno nel far rispettare le regole delle milongas, nel comunicare i valori profondi del tango e ad ogni livello di classe scegliere il linguaggio più adatto alla comprensione del tema, regalando di volta in volta <strong>dinosauri, perle o diamanti</strong>. Giovanni Bovolenta

Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana

Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana nel senso più profondo del termine. Insegnare il tango non significa semplicemente spiegare dei passi o delle dinamiche fisiche bensì comporta uno sforzo notevole verso la ricerca della psicologia della persona che lo balla… mi spiego meglio; ogni persona esprime un suo modo di essere […]
Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana nel senso più profondo del termine. Insegnare il tango non significa semplicemente spiegare dei passi o delle dinamiche fisiche bensì comporta uno sforzo notevole verso la ricerca della psicologia della persona che lo balla... mi spiego meglio; ogni persona esprime un suo modo di essere così come le aspettative sono diverse da quello che stanno facendo, ovviamente l'essere ed il voler essere delle persone non coincidono quasi mai... In tanti anni che insegno non ho mai visto una persona uguale all'altra, neanche se perfettamente gemelli, quindi è perfettamente inutile pretendere di insegnare senza aver il tempo di soffermarsi persona per persona e senza capire di cosa hanno bisogno le persone per imparare e capire questa grande cosa chiamata tango... Per quanto lavori un maestro di tango, soprattutto in europa, non si scontra solamente con 15.000 Km di distanza che dividono l'Europa dall'America del sud, ma con culture diverse... In italia c'è chi vede il tango come un ballo d'elitte o sexi... e chi lo vede senza barriere sociali e sensuale...! (il grande Poeta Hurguayo Horacio Ferrer spiegava la grande differenza tra il sexi e il sensuale dove la prima indica la sfera della sessualità che non centra niente con il tango mentre l'altra implica i 5 / 6 sensi dell'essere umano.  C'è chi lo vede come un momento per esibirsi o esibire e chi lo vede come un momento profondo e divertente nello stesso tempo. Per quanto riguarda la scelta del maestro per il principiante questa non dipende dal nome argentino altisonante o del pinco pallino di provincia o se questo lo studia da 2 anni o da 20. <strong>FONDAMENTALMENTE GLI ALLIEVI SONO IN MANO AL LORO DESTINO. </strong> Un buon maestro è colui che sa trasmettere i valori del tango e riesce a farlo amare, lasciando libero l'allievo di capire il proprio destino nel tango che non è necessariamente quello di ballerino ma potrebbe essere di TJ, Musicista, Poeta, Pittore ecc.. Quello che conta è che questo maestro studi e continui a studiare in modo più che proporzionale rispetto all'allievo e soprattutto che il maestro si ricordi di cosa aveva bisogno all'inizio... La comunicazione è all'inizio estremamente importante purtroppo mi rendo conto sulle mie spalle che più passa il tempo, più ti scordi di quando eri bambino nel tango.. dando per scontate delle cose che in realtà per noi non lo erano. <strong>Purtroppo il tempo e la memoria sono in relazione inversamente proporzionale tra di loro.</strong> e per rallentare o invertire questo è necessario lo studio, ballare anche con i principianti, capire le loro esigenze e fare un grande sforzo per ritornare ogni volta come eravamo alle origini. Per chi inizia a studiare da 6 mesi 1 anno non può pretendere di saper riconoscere le varie orchestraizoni, forse riconoscono una milonga da un vals..! Questo non è un problema per i primi anni di studio, anche se una persona volesse insegnare dopo 2 anni saprebbe riconoscere obbligatoriamente una milonga da un tango ma a sua volta riconosce a stento i brani... come quello che insegna da 5 anni riconosce qualche nome di tango o autore cantante ecc.. ma non il testo dei tanghi ed uno che insegna da 10 anni conoscerà magari molti autori e cantanti ma ancora non conoscerà i testi e le loro interazioni poetiche ecc... In definitiva nel tango quello che conta è continuare a studiare. Ovviamente un maestro di grande esperienza riuscirà a trasmettere informazioni più approfondite e dettagliate ma non verranno certamente recepite da allievi che studiano da 3 mesi o 1 anno... Giovanni Bovolenta <em>Nella foto di copertina Seduti in piazzette a Vigo di Chioggia Giovanni Bovolenta con Marta Kraglievich e Felix Picherna mie grandi muse ispiratrici per lo studio della cultura Rioplatense</em>

L’oceano e il tango

La Vastità dell'oceano tango è documentata da una letteratura enorme, chi è convinto di conoscere il tango perché magari lo balla discretamente da 10 anni ha solo un'allucinazione che spero per lui sia temporanea...  I più grandi maestri, esponenti e cultori del tango si definiscono come diceva un grande "vecchio" del Tango "umili servitori del tango". Anche i […]
La Vastità dell'oceano tango è un dato di fatto, chi è convinto di saper il tango perché magari lo balla discretamente da 10 anni ha solo un'allucinazione... I più grandi esperti e cultori del tango si definiscono "umili servitori del tango" come diceva un grande vecchio del tango. Anche i musicisti più famosi si consideravano solo "tornillos" (viti) di quella "macchina tanguera" enorme che è composta da Poesia, Musica, danza ed atmosfera. Quello che possiamo fare noi musicisti, ballerini e poeti è contemplare questo immenso oceano tango... e navigarci sopra senza avere la pretesa di poterlo capire fino in fondo... ma solo di poterlo navigare godendo delle sue bellezze sonore, dei suoi finali improvvisi, delle sue poesie, della luce delle milongas e dei ballerini che lo popolano. Giovanni