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Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana

Insegnare il tango è una continua scoperta della persona umana nel senso più profondo del termine.

Insegnare il tango non significa semplicemente spiegare dei passi o delle dinamiche fisiche bensì comporta uno sforzo notevole verso la ricerca della psicologia della persona che lo balla… mi spiego meglio; ogni persona esprime un suo modo di essere così come le aspettative sono diverse da quello che stanno facendo, ovviamente l’essere ed il voler essere delle persone non coincidono quasi mai…

In tanti anni che insegno non ho mai visto una persona uguale all’altra, neanche se perfettamente gemelli, quindi è perfettamente inutile pretendere di insegnare senza aver il tempo di soffermarsi persona per persona e senza capire di cosa hanno bisogno le persone per imparare e capire questa grande cosa chiamata tango…

Per quanto lavori un maestro di tango, soprattutto in europa, non si scontra solamente con 15.000 Km di distanza che dividono l’Europa dall’America del sud, ma con culture diverse… In italia c’è chi vede il tango come un ballo d’elitte o sexi… e chi lo vede senza barriere sociali e sensuale…! (il grande Poeta Hurguayo Horacio Ferrer spiegava la grande differenza tra il sexi e il sensuale dove la prima indica la sfera della sessualità che non centra niente con il tango mentre l’altra implica i 5 / 6 sensi dell’essere umano.  C’è chi lo vede come un momento per esibirsi o esibire e chi lo vede come un momento profondo e divertente nello stesso tempo.

Per quanto riguarda la scelta del maestro per il principiante questa non dipende dal nome argentino altisonante o del pinco pallino di provincia o se questo lo studia da 2 anni o da 20.

FONDAMENTALMENTE GLI ALLIEVI SONO IN MANO AL LORO DESTINO.

Un buon maestro è colui che sa trasmettere i valori del tango e riesce a farlo amare, lasciando libero l’allievo di capire il proprio destino nel tango che non è necessariamente quello di ballerino ma potrebbe essere di TJ, Musicista, Poeta, Pittore ecc.. Quello che conta è che questo maestro studi e continui a studiare in modo più che proporzionale rispetto all’allievo e soprattutto che il maestro si ricordi di cosa aveva bisogno all’inizio… La comunicazione è all’inizio estremamente importante purtroppo mi rendo conto sulle mie spalle che più passa il tempo, più ti scordi di quando eri bambino nel tango.. dando per scontate delle cose che in realtà per noi non lo erano.

Purtroppo il tempo e la memoria sono in relazione inversamente proporzionale tra di loro.

e per rallentare o invertire questo è necessario lo studio, ballare anche con i principianti, capire le loro esigenze e fare un grande sforzo per ritornare ogni volta come eravamo alle origini.

Per chi inizia a studiare da 6 mesi 1 anno non può pretendere di saper riconoscere le varie orchestraizoni, forse riconoscono una milonga da un vals..! Questo non è un problema per i primi anni di studio, anche se una persona volesse insegnare dopo 2 anni saprebbe riconoscere obbligatoriamente una milonga da un tango ma a sua volta riconosce a stento i brani… come quello che insegna da 5 anni riconosce qualche nome di tango o autore cantante ecc.. ma non il testo dei tanghi ed uno che insegna da 10 anni conoscerà magari molti autori e cantanti ma ancora non conoscerà i testi e le loro interazioni poetiche ecc… In definitiva nel tango quello che conta è continuare a studiare.

Ovviamente un maestro di grande esperienza riuscirà a trasmettere informazioni più approfondite e dettagliate ma non verranno certamente recepite da allievi che studiano da 3 mesi o 1 anno…

Giovanni Bovolenta

Nella foto di copertina Seduti in piazzette a Vigo di Chioggia Giovanni Bovolenta con Marta Kraglievich e Felix Picherna mie grandi muse ispiratrici per lo studio della cultura Rioplatense

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